L’e-commerce, il tuo capitale nascosto

Michela Bellini

Managing Director, isobar

In collaborazione con Silvia Garagnani e Davide Vegna.

L’emergenza Covid ha cambiato la quotidianità degli italiani e conseguentemente il modo di fare acquisti. Il lockdown non solo ha incrementato il traffico internet di circa il 70% ma ha anche portato 2 milioni di nuovi consumatori ad acquistare on line (contro i 700mila dello stesso periodo del 2019).

Se l’emergenza ha accelerato in modo impressionante la digitalizzazione degli italiani, anche le aziende e i (piccoli e piccolissimi) imprenditori non sono stati a guardare. Mentre i big player della spesa on line sono stati travolti da un volume di utenza senza precedenti, che ha reso impossibile la fruizione del servizio a molti utenti ‘storici’ (l’84% di chi non ha fatto la spesa on line ha addotto problemi di funzionalità del servizio), abbiamo assistito alla riscossa dei negozi di quartiere.

Botteghe, negozi, bar e ristoranti hanno adottato rapidamente strategie di adattamento alla situazione, anche grazie al supporto di istituzioni, associazioni e ovviamente ai giganti della Silicon Valley: ecco che il fruttivendolo, il negozio di pasta fresca, il fornaio e il ristorantino - che fino a ieri facevano affidamento su una clientela di iper prossimità – si promuovono su Instagram con gli sticker creati ad hoc, vengono indicizzati su un nuovissimo sito che geolocalizza i negozi di quartiere, consegnano a casa con la semplicità di un messaggio Whatsapp e consentono il pagamento con Satispay.

Il legame tra acquisti e digitale non è mai stato così saldo: la pandemia ha innescato una serie di nuovi comportamenti che rendono e renderanno l’e-commerce un tassello fondamentale delle vite degli Italiani e del business delle aziende. Piccole e grandi.

Tre approcci possibili all’e-commerce
Oggi come non mai, ogni azienda può e deve riflettere su come massimizzare le proprie chance di successo nell’e-commerce  e nel miglioramento dell’esperienza dei propri clienti - in accordo con il proprio status di digital acceleration. Gli approcci possono essere diversi e, per questo, sono alla portata di tutti. Vediamone tre fondamentali, che possiamo definire “light”, “medium" e “strong”.

  • Approccio light

Il primo modello è quello dei Marketplace (“light”). Tra i più importanti ci sono Amazon, Google Shopping, Ebay ma non dobbiamo limitarci a questi. Ve ne sono altri molto importanti che sono più verticali su alcuni tipi di prodotto, come per esempio Privalia o Saldiprivati.

Il marketplace potrebbe essere un primo passo verso le vendite online e non precludere lo sviluppo di un e-commerce futuro. Potrebbe anzi essere il primo passo verso una digitalizzazione più strutturata del business. Sarà infatti possibile sviluppare un vero e proprio sito e-commerce in un secondo momento mantenendo l’integrazione con i Marketplace, anche in modo automatico, per esempio tramite un feed del catalogo prodotti. 

Gli aspetti positivi dei Marketplace sono i costi contenuti mentre ovviamente tra i negativi c’è la poca personalizzazione dello “shop” e la concorrenza con i diretti competitor.

  •  Approccio medium

Il secondo modello di vendita prevede l’integrazione di un layer di acquisto e gestione ordine su un sito già esistente (“medium”). Possiamo pensare per esempio a un’azienda che ha già un sito vetrina, magari sviluppato in Wordpress, a cui possiamo integrare un plugin come Woocommerce per abilitarlo alla vendita online. Ci sono vari tipi di layer di vendita, alcuni vincolati al tipo di piattaforma in uso, altri indipendenti dalla piattaforma come per esempio Stripe e Commercelayer. 

Durante la scelta dell’integrazione bisognerà prendere in considerazione vari aspetti tecnici tra cui l’integrazione della logistica, dei metodi di pagamento, dei metodi di spedizione, della fatturazione. Questi andranno analizzati accuratamente e modellati in base alle specifiche esigenze dell’azienda o del brand.

Tra gli aspetti positivi di questo modello c’è un costo abbastanza contenuto e la possibilità di personalizzare parte del sito.

Tra i negativi potrebbero esserci delle difficoltà di integrazione su una infrastruttura non studiata per le vendite online, con una personalizzazione che rimarrà comunque limitata rispetto all’interfaccia già disegnata.

  • Approccio strong

Il terzo modello, quello più completo, è lo sviluppo di un e-commerce da zero (“strong”).

Questa soluzione è quella ottimale perché consente di disegnare l’infrastruttura tecnologica tenendo subito conto delle integrazioni che saranno in essere.

Tra le varie piattaforme presenti sul mercato alcune delle più note sono sicuramente Magento e Salesforce.

Qual è l’approccio giusto?

La scelta tra questi tre modelli dipenderà molto dal business dell’azienda (la gamma di prodotti, la forza del brand, la categoria merceologica), dal grado di digitalizzazione e dalla propensione e possibilità di investire in quest’ambito. La soluzione migliore è una scelta efficace nel breve termine, che si armonizzi ed arricchisca l’esperienza di brand del consumatore e che - al contempo – contempli una strategia di digital transformation a lungo termine.


Per saperne di più. Capitalise on Commerce

Sul tema del potenziale nascosto che una corretta strategia di e-commerce può rivelare a ogni brand, Isobar global ha appena pubblicato il report 'Capitalise on Commerce'. Il report prende in esame i Cinque Passi fondamentali per dare una nuova spinta alla customer experience:

1. Discover. Scoprire il potenziale nascosto del proprio brand. Ad esempio fornendo soluzioni concrete in un periodo di crisi. 
2. Transform. Trasformare il brand per raggiungere i consumatori in modi nuovi. Ad esempio, vendendo i prodotti direttamente, senza necessariamente affidarsi ai retailer.
3. Target. Comunicare ai propri clienti nel modo più efficace possibile, considerando tutti i canali, quelli più tradizionali e consolidati (i motori di ricerca, i social) e anche quelli nuovi che si sono affermati durante la pandemia (ed esempio, lo streaming per mostrare i propri prodotti) 

4. Strengthen. Rafforzare la customer journey, aumentando le opzioni di acquisto e consegna, dagli abbonamenti al click and collect. 

5. Connect. I touchpoint devono diventare multipli ed essere tra loro connessi. In un momento in cui il pubblico è alla ricercar di soluzioni, tutto – dal sito web, al voice ordering, all’interazione reale con la forza vendita - può contribuire a rendere l’esperienza più fluida.

Come scoprire il tuo capitale nascosto?

Per scoprire la migliore soluzione per il tuo business o per un tuo cliente, puoi leggere il white paper di Isobar ‘Capitalise on Commerce’ oppure scriverci subito.